Influencer Marketing: intervista a Sara Zanotelli, Presidente dell’Associazione Italiana Content & Digital Creators

17 Aprile 2024 | Maura Rastelli | Interviste

Sono sempre di più le aziende che includono l’influencer marketing all’interno delle proprie strategie di comunicazione: il 76% della popolazione italiana, d’altra parte, segue almeno un influencer e il 57% dichiara di essere sempre interessato ai prodotti consigliati da questi ultimi. Il “caso Ferragni”, però, ha acceso i riflettori sul comparto della creator economy.

Sara Zanotelli
Sara Zanotelli

Licensing Italia ha intervistato Sara Zanotelli, Presidente dell’Associazione Italiana Content & Digital Creators, la prima in Italia a rappresentare il settore, per approfondire il tema.

Licensing Italia: Dottoressa Zanotelli, innanzitutto di che numeri si parla? Quanto è grande il comparto della Creator Economy?

Sara Zanotelli: In Italia contiamo oltre 350mila professionisti e, secondo le stime di I-Com, questo settore ha un potenziale giro d’affari di 2,55 miliardi di euro. Sono numeri importanti, che ancora non erano rappresentati.

L.I. L’Associazione nasce con questo obiettivo? Rappresentare i creator?

S.Z. Sì, ma non è l’unico obiettivo che ci siamo posti. Vogliamo anche sensibilizzare sull’importanza di queste figure nel tessuto culturale contemporaneo e lavorare a una legislazione che regoli e tuteli il settore. L’Associazione nasce per proteggere i diritti di questa nuova categoria professionale che sono i content creator, per promuoverne gli interessi e parlare con una voce sola. All’interno di AICDC ci sono talent, manager, creator e agenzie: è un’Associazione che “nasce dal basso”.

L.I. Dopo il cosiddetto “Caso Ferragni, le aziende sembrano essere meno propense a lavorare con gli influencer e con i content creators.

S. Z. Ferragni è stata pioniera dell’influencer marketing, ma non rappresenta l’intero settore, anzi. Non si può identificare 350mila professionisti con una singola influencer, né si può penalizzare un intero settore per gli errori commessi da un singolo. Non possiamo esprimerci nel merito, ma i suoi sbagli non sono connessi direttamente alla creator economy: poteva incorrere in essi un qualsiasi personaggio pubblico che accettasse di essere coinvolto in iniziative pubblicitarie.

L.I. È possibile definire una regolamentazione del settore che possa tutelare anche le aziende?

S.Z. Come Associazione, chiediamo a gran voce una regolamentazione che tuteli tutte le parti in gioco: aziende, tante, agenzie e manager. L’intera categoria è fortemente favorevole alla definizione di una legislazione adeguata, al passo con i tempi e capace di tracciare una strada chiara per tutti. In questi anni, il comparto dei content creators si sta professionalizzando, e noi stessi siamo partiti con un codice etico e una carta dei valori che ha portato ad abbracciare un codice di autoregolamentazione da parte degli associati, che ci ha permesso di individuare regole chiare, sensibilità condivisa, procedure e valori morali.

L.I. Le linee guida proposte dall’Agcom a febbraio possono essere un buon punto di partenza?

S.Z. Certamente l’apertura al dialogo e la volontà di creare dei tavoli tecnici per approfondire e sviluppare delle linee guida idonee è una cosa ottima: il confronto con le tanti parti in gioco sta proseguendo positivamente, coinvolgendo interlocutori seri e attenti.