Intervista agli eredi di Guido Crepax, creatore di Valentina

di Maura Rastelli 

Valentina è la protagonista dell’omonima serie di fumetti creata da Guido Crepax nel 1965, una delle pochissime e forse la più importante “donna protagonista” del fumetto non solo italiano ma mondiale. Dotata di una personalità complessa e ricca di sfaccettature, ha una vita molto più affine a quella delle donne di oggi che a quella delle donne “del suo tempo”. Personaggio di grande fascino e pregio estetico, Valentina ha un forte potenziale per il mondo del licensing.  

Licensing Italia ha intervistato il figlio di Guido Crepax, Antonio Crepax.

L.I.: Cosa ha rappresentato per Vostro padre e per la Vostra famiglia il personaggio di Valentina?

Antonio Crepax: Molto ma non tutto. Valentina è il suo personaggio principale dove, come si suole dire, “lui ci ha messo più del suo”, nel senso che Valentina è sicuramente il personaggio più autobiografico e quello che ha la personalità più forte e definita. Proprio per questo suo essere maggiormente autobiografico, Valentina è anche il suo personaggio più importante per la nostra famiglia, nel senso che molto della nostra storia famigliare è andato ad arricchire le sue storie. Ma ci teniamo a precisare che nostro padre ha fatto moltissime altre cose importanti sia nei fumetti (altre storie e altri personaggi) che negli altri campi in cui ha espresso la sua creatività: la realizzazione di cover di dischi e di illustrazioni per libri e giornali, la grafica pubblicitaria, disegni per la televisione e scenografie e costumi per il teatro, la creazione di giochi da tavolo e molto altro ancora …

L.I.: Ci potete spiegare quali sono, a Vostro avviso, i motivi del successo così ampio e duraturo di Valentina?

A.C.: Valentina è una delle pochissime e forse la più importante “donna protagonista” del fumetto non solo italiano ma mondiale. Come abbiamo detto, ha una personalità complessa e ricca di sfaccettature.  Esprime desideri e vive una vita molto più affine a quella delle donne di oggi – è una fotografa di moda e quindi una donna che lavora, economicamente autonoma e molto libera sia sotto il profilo sentimentale che sotto quello sessuale – che a quella delle donne “del suo tempo”.  Inoltre, ad aspetti molto realistici e unici per un personaggio dei fumetti (il racconto di tutta una vita che si snoda attraverso una saga di storie durata oltre 30 anni, il fatto di avere una carta d’identità e una vita famigliare e sentimentale quasi reali) abbina un profilo fantastico e onirico altrettanto ricco e affascinante per i lettori. 

L.I.: Come e quando vi siete resi conto delle potenzialità licensing della property?

A.C.: Queste potenzialità erano già presenti nel personaggio grazie al lavoro del suo creatore, fumettista ma anche grafico pubblicitario. Stiamo parlando di un periodo che va dalla  fine degli anni ’70 a tutti gli anni ‘80, quello di massima notorietà di Valentina. Non a caso, era già stata utilizzata come testimonial di campagne pubblicitarie realizzate da nostro padre: per una linea di abbigliamento e un profumo che portavano il suo nome, per le pellicole e le macchine fotografiche Fuji, gli orologi Breil e l’automobile Honda Civic. Da quando è mancato, noi figli abbiamo continuato a gestire e sviluppare il suo lavoro e ben presto ne abbiamo seguito le orme anche nel licensing, nei primi tempi coadiuvati da agenti e poi via via in maniera sempre più autonoma. 

L.I.: Come avete selezionato i progetti di licenza: ci potete spiegare quali sono stati i principali criteri di scelta?

A.C.: Nei primi anni, quando le cose andavano piuttosto bene, purtroppo non è stato fatto un lavoro di inquadramento strategico e di selezione dei progetti di licenza. Successivamente, i tentativi fatti in tal senso non hanno portato a buoni risultati, a causa di un’eccessiva oscillazione tra licenze per prodotti di mass market (la maggior parte) e licenze per prodotti di qualità e di nicchia. Questo è avvenuto anche a causa della forte crisi del mercato, soprattutto in Italia, e delle licenze in genere, che hanno visto la progressiva scomparsa di tutti i progetti legati a personaggi che non fossero solo per bambini. Oggi che questo processo può dirsi completato con il venir meno delle licenze legate a personaggi per adulti, ci sentiamo finalmente più liberi di fare cose che ci sembrano più adatte a questo personaggio di grande fascino e pregio estetico ma che non definiremmo popolare. E abbiamo anche la sensazione di aver imboccato la strada giusta, preferendo prodotti di nicchia, di grande pregio estetico e qualità, e che possibilmente siano distribuiti a livello internazionale grazie all’e-commerce. 

L.I.: In quali categorie avete iniziato a sviluppare le prime licenze?

A.C.: Soprattutto nei settori dell’Abbigliamento donna, della Cartoleria e dei Complementi d’Arredo. 

L.I.: Quali sono i principali progetti di licensing sviluppati?

A.C.: Tra i programmi di licenza che hanno avuto maggior riscontro in termini di vendita e al tempo stesso hanno portato a prodotti esteticamente validi, ricorderei la capsule collection di Iceberg,  la serie di quaderni e agende di Smemoranda e i mobili contenitore che però avrebbero meritato una gestione e una distribuzione migliori. Abbiamo realizzato numerosi altri progetti di licenza che hanno portato a prodotti anche esteticamente validi, ma ogni volta è mancato qualcosa in termini di investimenti, comunicazione, distribuzione e chiarezza degli obiettivi da parte dei licenziatari. Spesso aziende medio-piccole che, più che altro, hanno “usato” il personaggio per carpirne il fascino e la notorietà senza alcuna visione né di lungo né di medio periodo. 

L.I.: Potete darci un quadro generale dell’attuale situazione del mercato italiano del fumetto?

A.C.: Abbastanza sconfortante se parliamo di classici del fumetto, come del resto sconfortante è l’attuale momento dell’editoria italiana. Valentina è un grande classico del fumetto italiano, si continua a parlarne molto e noi abbiamo fatto e seguiamo molte collezioni di libri e mostre importanti dedicate al lavoro di nostro padre. Ma rimane un personaggio di nicchia, per pochi. Nonostante il fumetto italiano sia stato anche all’avanguardia, nei primi anni della rivista Linus – e anche tutt’ora potrebbe avere un certo rilievo, anche se non a livello dei paesi leader in Europa (come la Francia e il Belgio) e nel mondo (come il Giappone e gli Stati Uniti) – la nostra percezione è che il mercato del fumetto italiano sia rimasto un ‘mercatin’. Non inganni il fatto che nelle librerie ci sono sempre più libri a fumetti e che Lucca Comics sia ormai diventato un evento di massa. In Italia si legge poco e quando si legge si predilige la satira, le novità e il fumetto poco impegnativo. Non a caso, tanti esponenti nostrani del fumetto d’autore sono emigrati o lavorano soprattutto all’estero. Con poche, seppur valide  eccezioni. Come la Bonelli, che prosegue un suo discorso coerente e dà lavoro a tanti bravi professionisti che in Italia non mancano, ma che un tempo avrebbero potuto aspirare a ben altro. 

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