LI: Da dove nasce l’esigenza in Italia di un’agenzia dedicata ai diritti audiovisivi dal publishing?
Paola Corsini: Dopo tanti anni di esperienza nel mondo dei diritti audiovisivi dei libri come freelance ho ritenuto di dare una struttura a questo mestiere che trovo affascinante e appassionante. La mia figura è piuttosto unica nel panorama del publishing in Italia, i diritti audiovisivi dei prodotti editoriali generalmente sono gestiti nelle grandi case editrici da rights manager specifici che lavorano internamente, nelle agenzie letterarie dagli agenti letterari, appunto, e a volte dagli autori stessi che si riservano questi diritti. Ma c’è un mondo di storie che non vengono “esplorate” per un potenziale audiovisivo nelle medie e piccole case editrici. Agenzie o progetti come HAB ci sono in Francia, in Spagna, all’Italia mancava un punto di riferimento in un settore così specifico e HAB vuole essere proprio questo: un interlocutore affidabile nel mondo del book-to-screen che offre una consulenza specializzata a tutti coloro – editori, talvolta autori – che hanno lo storytelling di qualità come core business.
LI: L’agenzia si occuperà di approcciare solo produttori o anche direttamente broadcaster e piattaforme?
Paola Corsini: HAB ha una politica di totale apertura: le storie viaggiano per trovare il loro “punto di atterraggio” più consono e appropriato, dunque nessun limite quando c’è chi è alla ricerca di storie e chi, come HAB, queste storie seleziona presso editori e talvolta autori e sono dunque pronte per essere presentate ai player del mercato audiovisivo e spiccare il volo dalle pagine agli schermi. Che si tratti di produttori cinetelevisivi, di piattaforme o broadcaster, l’agenzia si relaziona e relazionerà con tutti gli stakeholder e interlocutori che, a vario titolo, lavorano con i contenuti. Per dirla con un claim di una pubblicità di qualche anno fa di un famoso streamer: “Nulla ci unisce come una storia.”
LI: Pensa che il panorama audiovisivo italiano oggi sia sufficientemente sfaccettato per customizzare le proposte per i differenti player? (Intendo che ad operatori differenti vengono presentate proposte differenti o tutto il catalogo?)
Paola Corsini: Ogniqualvolta mi capita di tenere un workshop o una lezione in diversi atenei e scuole di scrittura e cinema, dico sempre alla platea che mi ascolta: “Studiate”. Conoscere un determinato produttore, una piattaforma, un broadcaster significa aver analizzato la sua linea editoriale, sapere cosa ha prodotto, quali generi, quali formati e molto altro. Reputo indispensabile formulare proposte mirate a seconda del player con cui ci si rapporta. Il mercato audiovisivo del nostro Paese è vario, diversificato, ciascun player ha il suo DNA, poi, senz’altro, ci sono le mode che cambiano e le richieste dei committenti (co-produttori, case madri, broadcaster, piattaforme) che mutano nel tempo, ma un dialogo e un ascolto aperto e costante aiutano a non far perdere tempo e fiducia all’interlocutore e, quindi, a strutturare le proposte di contenuti affinché siano il più in linea possibile e calzanti con le sue esigenze e la sua identità, costruendo, così, un rapporto di fiducia, rispetto e professionalità.
LI: Pensa che il panorama del publishing italiano sia in grado oggi di proporre dei titoli che abbiano potenzialità nell’audiovisivo a livello globale?
Paola Corsini: L’editoria italiana ha una tradizione di belle storie, ben scritte e molto diverse fra loro per generi e target e oggi questa tradizione è ancora in ottima salute e si è evoluta venendo incontro a gusti, tendenze e filoni che i lettori dimostrano di amare. L’occhio attento ed esperto del produttore sa riconoscere una storia che ha, anche in nuce, gli elementi di respiro per essere raccontata globalmente. E questo vale sia per gli adulti che per i ragazzi, in live action, tanto quanto in animazione. Gli esempi sarebbero tanti, pensiamo soltanto a progetti come DOC – Nelle tue mani, Rocco Schiavone, Diavoli e, per i bambini, a Geronimo Stilton, Atchoo, Topo Tip, Mortina. Se in passato la fiction era prodotta con l’obiettivo di fare buoni ascolti in prima serata sulle reti Rai o Mediaset, ora lo sguardo si è allargato: storie che uniscono il gusto italiano al racconto dal respiro internazionale (e, naturalmente, una distribuzione capace di vendere i diritti della propria produzione anche oltre i nostri confini).
LI: Quanto ha contato in tal senso l’esperienza di successo sui mercati internazionali de L’Amica Geniale (Ed. E/O e Coproduzione Wildside – Fandango che ha visto coinvolte Rai per l’Italia e HBO per gli USA)?
Paola Corsini: È salutare per il mercato che nascano fenomeni come questo, che un prodotto editoriale italiano viva uno sviluppo internazionale di quella portata. È senz’altro uno dei casi più eclatanti di adattamento libri-schermo ed è importante ricordare che prima della serie il libro e l’autrice avevano già ottenuto notevoli successi di critica, candidature a premi, traduzioni all’estero e vendite, a cui naturalmente l’adattamento audiovisivo ha fatto da moltiplicatore. Come dicevo prima, le buone storie per lo schermo nel nostro Paese ci sono eccome, basti guardare a quanto è stato venduto e amato all’estero il Commissario Montalbano (dall’est Europa agli Stati Uniti fino al Sudamerica) o più recentemente Imma Tataranni per restare su produzioni RAI.
LI: Quanto peso avrà nelle vostre attività la live action per ragazzi?
Paola Corsini: Fra i clienti dell’agenzia, orgogliosamente figurano due case editrici per bambini e ragazzi, Editrice Il Castoro, primo editore indipendente per bambini e ragazzi in Italia e Pelledoca Editore che, in nomen omen, pubblica storie che hanno a che fare con la paura. La letteratura per ragazzi è un mondo pieno di fascino, talenti e passione che, personalmente, amo moltissimo. Dunque le storie per ragazzi, che poi, spesso, sono storie per famiglie e, in termini audiovisivi sono prodotti da co-viewing, sono una parte importante del nostro catalogo e si prestano a diversi adattamenti. Prendiamo ad esempio il graphic novel: può prendere la direzione dell’animazione, lungometraggio o seriale, così come quella della live action a seconda di come il produttore la “sente” e la vive. Io sono dell’avviso che debba essere il produttore a decidere se una narrazione è più adatta a un trattamento – il live action o l’animazione – piuttosto che ad un altro. HAB può suggerire a cosa quella storia si presterebbe, ma a ciascuno il suo mestiere, l’ultima parola e l’ultimo “sguardo” deve essere quello di chi adatterà quella narrazione a schermo.
LI: A livello di storie da adattare in animazione, pensa che lo storytelling possa essere una chiave fondamentale per lo sviluppo del licensing?
Paola Corsini: Il licensing è un mestiere – e un mercato – che conosco molto bene e occupa una porzione importante del mio percorso professionale. Lo storytelling è parte integrante di strategie di branding ed è un fattore strategico per la creazione di valore e di un vantaggio competitivo all’interno di un mercato, oltre a consentire l’attivazione di meccanismi di engagement sul consumatore. Dunque, sì, credo che la narrazione sia importantissima per lo sviluppo di un programma di licensing e un franchise efficace.
LI: Pensa che i publisher siano pronti a riflettere su eventuali adattamenti audiovisivi in una fase preliminare dei progetti che analizzano?
Paola Corsini: Ci sono storie che arrivano già “pronte” per l’audiovisivo: perché hanno una scrittura particolarmente audiovisiva, perché talvolta gli autori sono anche sceneggiatori e per altre variabili imponderabili. Personalmente credo che gli editori debbano fare gli editori, applicare quello straordinario talento necessario a scovare storie che lasciano un segno, che stimolano la riflessione, che, intrattengano lasciando un messaggio, anche piccolo piccolo, che ci aiutano a crescere, anche da adulti, ci nutrono, ci fanno compagnia. Penso che senz’altro intravedano in una storia che valutano elementi che la rendono adattabile allo schermo e che possano scegliere di arricchire ulteriormente questi elementi, ma per il bene del libro, non nell’ottica audiovisiva, non sarebbe giusto né coerente. È il produttore a sapere come quella storia può “vivere” sullo schermo e, magari, scegliere di inserire altri elementi che ritiene indispensabili all’adattamento e tralasciarne altri già presenti. Perché è proprio di questo che parliamo: “adattare” ed è qui che risiede il mestiere di chi sa cosa funziona e cosa non quando un contenuto si trasferisce su schermo.
LI: Pensa che sia necessaria oggi una formazione dedicata esclusivamente all’adattamento per sceneggiatori e showrunner?
Paola Corsini: Mi viene in mente una slide di Ampere Analysis si qualche anno fa sulle fonti dei prodotti audiovisivi: il 60% era rappresentato dai libri (2/3 delle IP adattate per nuovi show), il 25% da manga (un quarto dei nuovi adattamenti). Se guardiamo ai film presentati ai vari festival la presenza di progetti tratti da libri è importante. Dunque certamente gli sceneggiatori avrebbero un notevole vantaggio e una formazione più completa se conoscessero i fondamentali e i meccanismi del delicato processo di adattamento in un mercato che sempre più attinge a quello del libro.
