Il licensing protagonista a Cartoons on the Bay 2026

12 Giugno 2026 | Federica Pazzano | Interviste

Intervista ad Adriano Monti Buzzetti Colella, Direttore Artistico di Cartoons on the Bay

In occasione della 30ª edizione di Cartoons on the Bay, Festival Internazionale dell’Animazione e dei Linguaggi Transmediali promosso da Rai e organizzato da Rai Com, il licensing si è confermato come uno dei terreni più strategici per osservare l’evoluzione delle IP contemporanee. Dai grandi franchise globali come Pokémon e I Puffi, fino ai fenomeni nati tra fumetto, digitale e community come Pera Toons, il festival ha raccontato un mercato in cui contenuto, pubblico e prodotto sono sempre più interconnessi. Ne abbiamo parlato con Adriano Monti Buzzetti Colella, Direttore Artistico di Cartoons on the Bay.

LI: Cartoons on the Bay 2026 ha messo in evidenza un rapporto sempre più stretto tra animazione, transmedialità e licensing. Qual è il segnale più forte emerso da questa edizione?

Il segnale più evidente è che oggi una IP non vive più dentro un solo formato. Una serie animata, un fumetto, un videogioco o un contenuto digitale possono diventare il punto di partenza di un universo narrativo molto più ampio, capace di muoversi tra audiovisivo, editoria, gaming, esperienze dal vivo e consumer products. Il licensing non arriva più necessariamente alla fine del percorso, come semplice estensione commerciale. Sempre più spesso entra nella visione strategica di una property fin dalle prime fasi di sviluppo, perché aiuta a capire quanto un mondo narrativo sia riconoscibile, adattabile e capace di costruire una relazione stabile con il pubblico.

LI: Il caso Pokémon, premiato con il Pulcinella Transmedia Award, sembra rappresentare perfettamente questa evoluzione. Che cosa racconta oggi un brand di questo tipo?

Pokémon è uno degli esempi più chiari di IP transmediale contemporanea. A Cartoons on the Bay abbiamo avuto l’onore di assegnare il Pulcinella Transmedia Award a The Pokémon Company rappresentata da Romina Ialongo. Una IP nata dal gioco che nel tempo si è trasformata in storytelling audiovisivo, carte collezionabili, publishing, prodotti di consumo, eventi, community, fino ad entrare nella cultura pop globale. La sua forza sta nella coerenza del mondo, ma anche nella capacità di rinnovarsi senza perdere identità. Questo è un elemento fondamentale per il licensing: non vendere soltanto un personaggio, ma alimentare un ecosistema.

LI: Anche I Puffi, attraverso il riconoscimento a Peyo Company come International Studio of the Year, che ha anche contribuito alla narrazione del Belgio Paese Ospite, hanno portato al festival il tema della longevità delle IP. Che cosa rende una IP davvero transgenerazionale?

I Puffi sono un caso straordinario perché dimostrano che una propietà intellettuale può attraversare decenni se possiede personaggi semplici, immediatamente riconoscibili e capaci di parlare a pubblici diversi. La loro identità visiva è fortissima, ma lo è anche la struttura del mondo: una comunità, dei caratteri molto definiti, valori chiari, un immaginario positivo. Per il licensing questo è essenziale. I brand che durano non sono solo quelli più famosi, ma quelli che riescono a mantenere un equilibrio tra memoria e aggiornamento. Devono essere riconoscibili per chi li ha conosciuti da bambino, ma anche accessibili per chi li scopre oggi per la prima volta.

LI: Pera Toons per “Prova a non ridere” ha ricevuto due riconoscimenti, il Pulcinella Digital Award assegnato dal Direttore Artistico di Cartoons on the Bay e il Pulcinella Award come Best Kids TV Show assegnato dalla Giuria Internazionale Audiovisivo. Che cosa ci dice questo successo sul rapporto tra creator economy, editoria e audiovisivo?

Pera Toons è un caso molto interessante perché parte da un linguaggio nativo del digitale e del fumetto, costruito su immediatezza, comicità, ritmo e relazione diretta con il pubblico. Il suo passaggio alla televisione dimostra che anche un fenomeno nato fuori dai percorsi tradizionali può diventare un contenuto audiovisivo forte, se mantiene la propria identità. Il doppio riconoscimento ricevuto a Cartoons on the Bay racconta proprio questo: da un lato la capacità di parlare il linguaggio delle piattaforme e delle community, dall’altro la possibilità di trasformare quella relazione in una serie per ragazzi. Per il licensing, fenomeni come Pera Toons sono particolarmente rilevanti perché nascono già con un pubblico attivo, riconoscibile e partecipe.

LI: Il festival ha ospitato anche un panel intitolato “L’ecosistema del licensing: dai contenuti ai prodotti di consumo”. Quanto è importante oggi mettere in dialogo produttori, licensor, toy company e retail?

È fondamentale. Il licensing è un ecosistema, non una filiera lineare. Non riguarda soltanto chi crea il contenuto e chi produce il prodotto, ma anche chi lo distribuisce, chi lo espone, chi lo vende e chi ne intercetta il valore per le famiglie. Sul panel sono state portate le esperienze di ASSOGIOCATTOLI, di Clementoni e di DeAPlaneta Entertainment, ma anche la visione di Città del Sole. Il confronto tra entertainment, toy, retail e licensor è importante perché permette di capire come una IP possa vivere davvero nel mercato e come il consumer product possa eventualmente stimolare future idee di storytelling. Alcune hanno un grande potenziale editoriale, altre sono più forti nel toy, altre ancora possono svilupparsi meglio in ambito esperienziale o digitale. La chiave è comprendere la natura profonda del brand.

LI: Corto Maltese, presente con la mostra “Un mare infinito”, porta invece al festival il tema delle grandi icone del fumetto e della cultura visiva. Qual è oggi il valore licensing di un personaggio come questo?

Corto Maltese rappresenta una dimensione diversa del licensing, più legata al patrimonio culturale, all’identità autoriale e al lifestyle. Non è un brand pensato per un consumo veloce, ma un personaggio che porta con sé immaginario, viaggio, eleganza, letteratura, avventura. Il suo valore sta nella forza simbolica. È un’icona che può parlare al mondo dell’editoria, dell’arte, della moda, del design, dell’esperienza culturale. Questo ci ricorda che il licensing non riguarda solo il target kids o il prodotto di massa. Esiste un licensing culturale, sofisticato, capace di valorizzare personaggi e mondi narrativi come parte di un patrimonio condiviso e intramontabile.

LI: Che ruolo può avere un festival come Cartoons on the Bay nel leggere questi cambiamenti?

Cartoons on the Bay ha una posizione privilegiata perché osserva l’animazione non solo come linguaggio artistico, ma come industria. Il festival mette insieme autori, produttori, broadcaster, piattaforme, studi, editori, aziende del licensing e pubblico. Questo permette di leggere le IP nella loro complessità. Oggi parlare di animazione significa parlare anche di gaming, fumetto, musica, digitale, eventi, community e prodotti. Il nostro obiettivo è proprio creare un luogo in cui questi mondi possano incontrarsi ed incontrare il pubblico. Proprio a tal fine abbiamo espanso le attività che vedono coinvolte le nuove generazioni con iniziative e laboratori dedicati alle scuole e ai ragazzi di ogni fascia di età in completa sinergia con la Regione Abruzzo, la Città di Pescara e le realtà presenti sul territorio.

LI: Qual è, in conclusione, la direzione che vede per il licensing legato all’animazione nei prossimi anni?

Vedo un mercato sempre più selettivo, ma anche più ricco di opportunità. Le IP dovranno essere solide, autentiche e capaci di muoversi tra media diversi. Allo stesso tempo, crescerà l’importanza delle community, dei contenuti digitali, delle esperienze live e dei brand che avvicinano la cultura pop. Sono percorsi diversi, ma hanno un punto in comune: tutti dimostrano che le IP più forti sono quelle che riescono a diventare mondi.